Mercati in Tempo Reale: il costo dei dazi e l'Accordo quadro USA - UE

25 Novembre 2025
Mercati in Tempo Reale: il costo dei dazi e l'Accordo quadro USA - UE

Mercati in tempo reale è il contributo di analisi sui dati di commercio estero realizzato dall'Ufficio Analisi e Studi dell'Agenzia ICE.

Dal giorno dell’insediamento del presidente Trump nel febbraio 2025, l’amministrazione statunitense ha introdotto numerose misure protezionistiche nei confronti di tutti i propri partner commerciali, quali dazi universali (aggiuntivi rispetto alle preesistenti tariffe MFN - Most Favoured Nation) e dazi di natura settoriale.

L'aliquota media applicata dagli Stati Uniti alle proprie importazioni, dopo essere scesa stabilmente sotto il 5% nei decenni successivi al secondo dopoguerra grazie ad accordi multilaterali conclusi sotto l’egida prima del GATT e poi dell'OMC, è tornata a crescere lievemente dopo il 2016, per effetto delle politiche commerciali della prima amministrazione Trump, per poi subire un forte incremento nel 2025, che l’ha  portata a sfiorare i livelli record della fine degli anni Trenta.

L'annuncio dell'Amministrazione statunitense del 2 aprile 2025, riguardante l'introduzione di "dazi reciproci" sulle importazioni provenienti da tutti i partner commerciali, ha suscitato notevole preoccupazione. Le misure prevedevano un dazio universale ad valorem del 10 per cento (aggiuntivo rispetto ai preesistenti dazi MFN) e l'applicazione di aliquote particolarmente elevate nei confronti di 57 paesi.

 

Inizialmente, nei confronti dell’Unione Europea, è stato applicato un aumento di 10 punti percentuali alle tariffe preesistenti, invece dei 20 punti precedentemente annunciati. Questo risultato è stato raggiunto grazie ai negoziati avviati tra le parti e alla contestuale sospensione delle misure ritorsive stabilite dalla Commissione Europea nei riguardi delle importazioni dagli Stati Uniti.

L’Accordo quadro tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea

Il 27 luglio 2025, al termine di un vertice straordinario tenutosi in Scozia, Stati Uniti e Unione Europea hanno concluso un accordo quadro di natura politica, non vincolante legalmente, per evitare l'introduzione di un dazio universale “reciproco” del 30%. 

Dal 1° agosto, gli Stati Uniti applicano un "dazio reciproco" del 15% sulla maggior parte delle esportazioni europee, incorporando in tale regime tariffario anche i precedenti dazi MFN (se le tariffe MFN sono superiori al 15%, tuttavia, si applicano queste ultime), a eccezione di alcuni casi specifici.

Ai beni che rappresentano risorse naturali non disponibili negli Stati Uniti come sughero, aeromobili civilii, farmaci generici, metalli e componenti elettronici e meccanici si applica il precedente regime daziario (MFN, in vari casi pari a zero), esentando, quindi, tali prodotti dal nuovo “dazio reciproco” del 15%.

Contestualmente, l'UE si è impegnata a rimuovere una serie di dazi doganali sulle merci provenienti dagli Stati Uniti, mantenendo, invece, le tariffe su diversi prodotti sensibili del settore alimentare. 

L’accordo include, poi, anche concessioni di altra natura, come l’impegno dell’UE nell’acquisto di prodotti energetici dagli Stati Uniti o nella realizzazione di investimenti, nonchè un impegno congiunto per la riduzione delle barriere non tariffarie. 

Le imposte doganali pagate dalle imprese statunitensi sulle importazioni dall’Italia 

I dati su quanto gli importatori statunitensi hanno effettivamente versato alle agenzie doganali rivelano un consistente incremento delle tariffe nei primi sette mesi del 2025, sia a livello nominale sia in percentuale sul valore dell’import dall’Italia. 

Come si evince dalla Tavola 2, da gennaio a luglio 2025 il costo derivante dai dazi statunitensi ha superato i 2,3 miliardi di euro (nello stesso periodo del 2024, invece, erano stati versati circa 920 milioni di euro). 

Il dazio medio applicato alle importazioni dall’Italia, riportato nella Tavola 3, mostra un andamento crescente ancora più esplicativo della crescita dei costi generati dai dazi statunitensi. Tra gennaio e luglio 2024 le tariffe degli Stati Uniti sono state, seppur con differenze settoriali, pari in media al 2,2 per cento e sostanzialmente in linea col primo trimestre del 2025. Da aprile il livello percentuale è progressivamente cresciuto fino a raggiungere il 10,6 per cento nel mese di luglio. 

A luglio 2025 (ultimo mese per cui sono disponibili dati), i settori più colpiti hanno incluso i metalli e i prodotti in metallo (23,1%), i mezzi di trasporto e il tessile-abbigliamento (entrambi con un dazio medio del 22%). Per contro, l’unica voce con una tariffa inferiore a quella di gennaio-luglio 2024 è stata quella relativa ai combustibili.

Le nuove tariffe applicate ai derivati di acciaio, alluminio e rame

Pur essendo entrato in vigore l’Accordo quadro USA-UE, va rilevato che fino a nuova intesa sono ancora vigenti i precedenti provvedimenti tariffari settoriali, riguardanti le importazioni di acciaio, alluminio e rame. Per l’acciaio e per l’alluminio, i dazi erano stati inizialmente fissati al 25 per cento e, successivamente, portati al 50 per cento. Peraltro, secondo la Commissione Europea, l’intesa di luglio includeva anche l’adozione di un sistema di quote tariffarie, in base al quale il dazio del 50 per cento sarebbe scattato al superamento di un certo quantitativo concordato. Al momento, tuttavia, questa parte dell’accordo quadro non è stata definita.

In aggiunta, l’amministrazione americana ha adottato ulteriori misure restrittive volte a colpire i cosiddetti “prodotti derivati” dell’acciaio, dell’alluminio e del rame, secondo una lista di prodotti che incorporano parti e componenti realizzati con questi metalli. Per i prodotti inclusi, il valore corrispondente al contenuto in metallo viene tassato al 50 per cento; solo al valore rimanente del bene viene applicata la tariffa del 15 per cento stabilita nell’Accordo.

Il settore più colpito da queste misure è quello della meccanica; seguono il settore della chimica-farmaceutica e quello dei mezzi di trasporto.

Queste nuove misure, colpendo interi settori e soprattutto le PMI, sono dunque una nuova fonte di incertezza che rischia di vanificare gli obiettivi dell’Accordo quadro USA - UE.

Elementi d’incertezza nell’Accordo quadro USA - UE

Nell’ambito dell’accordo quadro concluso a luglio, il dialogo tra l’UE e l’amministrazione statunitense è ancora in corso. In particolare, è urgente affrontare la questione dei prodotti derivati e del conseguente aumento delle tariffe nel comparto manifatturiero, specie nella meccanica. 

Molte imprese europee auspicano anche un ulteriore ampliamento della lista di prodotti esenti dai “dazi reciproci”, in modo da poter applicare anche ad altri beni il regime tariffario MFN. 

Restano poi da definire vari aspetti che alimentano il clima di incertezza: rimane per esempio da chiarire come si relazionerebbero con l’Accordo USA-UE i provvedimenti che potrebbero essere adottati nei prossimi mesi dall’amministrazione statunitense, in base alla procedura delineata nella Section 232.

Inoltre, se l’Unione Europea non rispetterà gli impegni promessi sugli investimenti negli Stati Uniti e sulle forniture di prodotti energetici, l’amministrazione Trump potrebbe imporre ulteriori rialzi tariffari. 

 

L'analisi completa è disponibile alla pagina dedicata del sito ICE www.ice.it/studi-e-rapporti/mercati-tempo-reale.

A cura di Agenzia ICE.