Packaging in Cile e Messico: quali opportunità per le imprese italiane?
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Il mercato degli imballaggi in America Latina rappresenta un’importante opportunità per le imprese italiane, con Cile e Messico che si distinguono come i mercati più promettenti. Entrambi i Paesi presentano caratteristiche peculiari e sfide specifiche che richiedono un approccio strategico mirato da parte degli esportatori italiani.
Il mercato latino-americano degli imballaggi è un panorama dinamico, caratterizzato da una vasta gamma di materiali. La plastica flessibile regna sovrana nell’industria alimentare, mentre il PET domina il settore delle bevande. Il vetro, da parte sua, rimane il materiale di riferimento per la birra, sebbene le lattine, soprattutto in multipack, stiano guadagnando terreno, soprattutto in Brasile e Messico.
La domanda di imballaggi in plastica in America Latina è trainata da diversi fattori: la convenienza, praticità e leggerezza, che li rendono ideali per il trasporto e la manipolazione, mentre i bassi costi di produzione li rendono attraenti per i produttori. Tra i tipi di plastica, il PET è leader nel packaging per bevande, grazie alla sua versatilità che attrae entrambi i lati del mercato. I produttori prediligono le bottiglie in PET per la loro leggerezza, l’elevata resistenza alla rottura, la riciclabilità e l’economicità che si traduce in minori costi di produzione. Si prevede, infatti, che il PET sia destinato a crescere ulteriormente, favorito anche da un calo dei prezzi delle resine PET dovuto alla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Questo calo, che dovrebbe interessare soprattutto i paesi importatori netti di PET dell'America Latina (ad eccezione di Messico, Argentina e Brasile), si tradurrà in una riduzione dei costi di produzione per le bottiglie in PET.
Tuttavia, poiché l’uso di plastica ha implicazioni potenzialmente pericolose per l’ambiente, la crescente preoccupazione per quest’ultimo ha spinto molti consumatori latinoamericani a cercare soluzioni più ecocompatibili, determinando un aumento della domanda di imballaggi riciclabili e compostabili e ricaricabili. Questo ha portato a una crescita di confezioni multiple e bottiglie riutilizzabili, con i marchi locali che utilizzano questa tendenza come opportunità per comunicare i loro valori e connettersi con i consumatori.
Focus: Cile
Il Cile vanta una solida industria agroalimentare, con una forte vocazione all’export che genera un’elevata domanda di imballaggi di alta qualità per la conservazione e il trasporto di prodotti freschi e lavorati. Il mercato cileno degli imballaggi, stimato in circa 3,2 miliardi di dollari all’anno, registra una crescita media annua del +4%.
Il Cile si distingue come un protagonista indiscusso nel panorama agroalimentare internazionale, affermandosi come fornitore di frutta, ortaggi e vini di eccellenza. La sua posizione geografica privilegiata e l’impegno costante nella tutela sanitaria gli hanno permesso di conquistare un vantaggio competitivo in termini di qualità rispetto ai competitor della regione.
L’industria alimentare rappresenta il secondo pilastro dell’economia cilena, dopo il rame, generando oltre 11 miliardi di dollari in esportazioni, di cui ben 2,6 miliardi destinati all’Europa. Con oltre 300.000 imprese distribuite su tutto il territorio nazionale, l’agroalimentare si configura come uno dei motori trainanti della crescita e dell’occupazione in Cile. Il settore fattura circa 40 miliardi di dollari all’anno, con previsioni di crescita che lo porteranno a sfiorare i 60 miliardi entro il prossimo decennio.
In questo scenario, l’industria dell'imballaggio riveste un ruolo cruciale. Attraverso innovazione tecnologica, design funzionale e l'utilizzo di materiali riciclabili, biodegradabili, tracciabili e rispettosi dell'ambiente, il packaging contribuisce ad accrescere il valore aggiunto dell’export cileno.
L’industria cilena degli imballaggi e del confezionamento (“envases y embalajes”) conta oltre 600 aziende produttrici, che impiegano circa 22.000 addetti e generano un fatturato annuale di circa 3,2 miliardi di dollari USA. La produzione si concentra principalmente su cinque tipologie di imballaggio: in plastica (41%), in carta e cartone (30%), in metallo (12%), in vetro (12%), in legno (5%).
Secondo i dati Cenem, il settore ha registrato una crescita costante negli ultimi anni, con una produzione fisica nel 2021 di 2.345.399 tonnellate, pari a un valore di 3,2 miliardi di dollari USA. Si tratta di un incremento significativo, rispettivamente del +10,8% e del +14,6% rispetto all’anno precedente. Il settore contribuisce al PIL nazionale per circa il 2%, posizionandosi in linea con la media mondiale che si aggira tra l’1% e il 2,5%.
Nonostante la crescita, il settore cileno degli imballaggi presenta ancora un livello di innovazione limitato, soprattutto per quanto riguarda gli imballaggi alimentari. La sfida per il Governo cileno è, infatti, quella di evolversi da un modello produttivo basato unicamente sulle risorse naturali verso un’economia più sofisticata, specializzata, diversificata e innovativa.
D’altro canto, si prevede che nei prossimi anni la domanda dei consumatori, sia a livello nazionale che internazionale, si orienterà verso prodotti più sani, biologici e con un maggiore valore aggiunto. Questa crescente attenzione alla salute e alla sostenibilità si traduce in una maggiore sensibilità da parte dei consumatori verso l’impatto ambientale dei loro acquisti. Negli ultimi due anni, è aumentata la percentuale di persone disposte a pagare un prezzo maggiore per alimenti confezionati freschi e rispettosi dell'ambiente, così come per le bevande con imballaggi riciclabili.
Un passo importante verso un’economia circolare in Cile è stato segnato dall’entrata in vigore nel 2022 della legge REP n. 20.920. Questa legge, che rappresenta la prima del suo genere nel paese, punta a promuovere il riciclaggio e la responsabilità estesa del produttore (ERP). Con la REP, produttori e importatori assumono la responsabilità di organizzare e finanziare la raccolta e il recupero dei rifiuti che immettono sul mercato, in base a specifici obiettivi stabiliti dal Ministero dell’Ambiente.
Una delle sfide principali nell'implementazione della legge REP è quella di creare una visione comune sulla produzione e il consumo sostenibili. In questo contesto, l’approvazione del Decreto Supremo sugli imballaggi rappresenta un passo avanti significativo, richiedendo alle imprese di promuovere e attuare attivamente il riciclaggio dei loro imballaggi.
Il settore del packaging è uno dei comparti prioritari della REP, insieme a batterie, pneumatici, olii e apparecchi elettronici. Per questo settore, sono già in vigore normative specifiche che si basano sui principi dell'ERP e che si allineano alle politiche europee sugli imballaggi monouso.
In termini di sviluppo tecnologico, si osserva una differenziazione tra le grandi catene alimentari, che adottano soluzioni integrate di marchi internazionali, e le medie imprese, che invece optano per soluzioni modulari e integrate. Proprio in questo segmento delle PMI si trovano le maggiori opportunità per le aziende italiane.
Le piccole e medie imprese del settore packaging cileno non disponendo sempre delle risorse per automatizzare interi impianti, ricercano soluzioni step-by-step che consentano di aumentare gradualmente l’automazione, integrandosi con macchinari e attrezzature già in uso.
Le opportunità del settore sono evidenti se si tiene conto che un incremento delle esportazioni di prodotti alimentari del Paese incide direttamente nel settore packaging. L’industria alimentare nel suo insieme concentra circa l’80% del packaging.
In merito alle importazioni dall’Italia, nel 2022, il mercato cileno delle macchine per imballaggio e confezionamento ha registrato un calo dell’import totale del -13,4% rispetto al 2021, attestandosi a 187,59 milioni di dollari. Nonostante questa flessione, l’Italia ha mantenuto la sua posizione di primo fornitore con una quota del 29,09% e un valore di 54,5 milioni di dollari, seguita da Germania (20,69%) e Cina (8,75%).
La domanda di macchine per imballaggio e confezionamento di origine straniera in Cile si caratterizza per la presenza di due tipologie di attori principali:
Importatori di macchine ad uso industriale: questi importatori commercializzano macchinari di alta qualità provenienti principalmente da Europa (Italia, Germania, Spagna e Francia) e Stati Uniti, per soddisfare la domanda delle imprese locali che ricercano soluzioni all’avanguardia.
Intermediari che commercializzano macchine di qualità intermedia a prezzi inferiori: questi intermediari, spesso importatori e/o rappresentanti, offrono macchine provenienti da Cina, Argentina, Colombia e Brasile, rivolgendosi a un’utenza che cerca un buon compromesso tra qualità e prezzo.
Inoltre, l’Accordo di Associazione tra Cile e Unione Europea, in vigore dal 2003, prevede l’azzeramento dei dazi doganali per le macchine per confezionamento e imballaggio (aliquota unica del 6%). Per beneficiare di questo vantaggio, è fondamentale che al momento della spedizione venga emesso il CERTICATO EUR 1, che attesta l'origine europea della merce. Rimane invariata l’applicazione dell'aliquota IVA pari al 19%.
La mancanza di una produzione locale di alto livello tecnologico e la competitività in termini di prezzo sono i fattori chiave che influenzano l'offerta di macchinari per imballaggio in Cile. In questo scenario, le imprese italiane possono distinguersi per la loro expertise nella produzione di macchine di alta qualità, posizionandosi come partner strategici per le controparti cilene che cercano soluzioni all'avanguardia e affidabili.
Focus: Messico
L'industria dell'imballaggio in Messico è un settore in espansione, trainata da fattori quali l’aumento del consumo interno, l'export di prodotti messicani, gli investimenti in tecnologia e macchinari e la crescente domanda di soluzioni di imballaggio sostenibili.
Con un valore stimato di 21,28 miliardi di dollari nel 2022, il settore rappresenta l'1,4% del PIL nazionale e il 9% del PIL manifatturiero. Le previsioni per il futuro sono positive, con una crescita stimata del 3,4% nel 2023 e del 4% nel 2024.
Un fattore chiave di questa crescita è l'aumento della produzione industriale in Messico, favorito dal fenomeno del nearshoring. Questo, insieme all'e-commerce in espansione, ha determinato un aumento della domanda di imballaggi, con una crescita particolarmente significativa per quelli in carta e cartone (+30%).
Le imprese italiane del settore hanno l'opportunità di ritagliarsi un ruolo da protagoniste in questo mercato in espansione, grazie all'elevata qualità e all'innovazione delle loro tecnologie. L'Italia è già il principale fornitore di macchinari per il packaging in Messico, con una quota di mercato in crescita del 4% tra il 2022 e il 2023.
Il COVID-19 ha avuto un impatto significativo sul settore del packaging, accelerando alcune tendenze già in atto e introducendone di nuove. Secondo Euromonitor, si è verificato un aumento dell'acquisto di prodotti in formati multipack e “large format”. Questo è dovuto a diversi fattori: all’incertezza generale dei consumatori, preoccupati per la pandemia, al maggior tempo trascorso in casa, alla minore frequentazione dei punti vendita e supermercati.
Oltre all'aumento dei formati multipack e "large format", il COVID-19 ha portato anche a una maggiore attenzione per la praticità e l'igiene degli imballaggi. I consumatori erano più propensi a scegliere prodotti con imballaggi facili da aprire e da smaltire, che garantissero una maggiore protezione contro i germi e i batteri.
Questa attenzione all'igiene ha portato a un temporaneo declino dell'interesse per la sostenibilità, almeno in un primo momento. I consumatori, preoccupati per la propria salute, erano disposti a trascurare l'impatto ambientale degli imballaggi in favore di soluzioni più igieniche, spesso a base di plastica. Questo ha avuto un beneficio per i produttori di materiali plastici, che hanno registrato un aumento della domanda durante la pandemia. Tuttavia, nel lungo termine, si prevede un ritorno a un maggiore interesse per la sostenibilità, con un aumento della popolarità degli imballaggi in carta e cartone.
Nel settore beauty e personal care, la pandemia di COVID-19 ha accelerato l'adozione di formati più grandi come gli ahorrapacks e le confezioni refill, per ridurre le frequenti visite ai negozi. Anche in questo caso, però, si prevede un aumento del packaging paper-based per motivi di sostenibilità e praticità, soprattutto per l’e-commerce.
Attualmente, il settore del packaging in Messico presente interessanti tendenze. Si osserva un incremento considerevole nell'utilizzo di bottiglie in PET per le bevande, favorito dalla necessità di stoccaggio e praticità. Le lattine di metallo guadagnano terreno per le bevande alcoliche, grazie alla loro praticità di trasporto e consumo diretto, rispetto al vetro che necessita di bicchieri per essere consumato.
Un’altra tendenza riguarda l’utilizzo di “plastic pouches” che si diffondono nel settore alimentare, apprezzati per la loro praticità, leggerezza, sicurezza e risparmio di spazio. Già utilizzati nel personal care (es. sapone liquido), si espandono ora ad alimenti e bevande.
Inoltre, per contrastare l’alto tasso di obesità, diabete e malattie cardiovascolari, il Messico ha introdotto nel suo ordinamento giuridico una rigorosa etichetta nutrizionale frontale che evidenzia zuccheri, grassi saturi, sodio, edulcoranti e caffeina. Questa ha l’obiettivo di tutelare maggiormente il consumatore informandolo sugli eccessi dei prodotti alimentari.
Infine, con l’obiettivo di riciclare il 12% del vetro, il 60% della plastica e il 74% di carta e cartone, il Messico è il Paese con più attività nel riciclaggio PET in America Latina nonché 4° nel mondo, secondo la not-for-profit Ecologia y Compromiso Empresarial (Ecoce). Lo stabilimento di riciclaggio PET “food-grade” di PetStart del gruppo Coca Cola è il più grande al mondo.
Le tendenze sopracitate, unite all’attenzione per la sostenibilità, aprono interessanti opportunità per le imprese italiane del settore packaging che possono proporre soluzioni innovative e rispettose dell'ambiente in un mercato in forte crescita.
Con un solido +4% rispetto al 2021, l’Italia si conferma leader indiscusso nel mercato messicano di macchinari per il packaging, attestandosi al primo posto con una quota del 28,41% e un valore complessivo di 160 milioni di euro esportati nel 2022. Un traguardo che sottolinea l’eccellenza italiana e l’attrattività del settore messicano per le imprese domestiche. Germania (seconda con il 27,15%) e Stati Uniti, Cina e Giappone completano il panorama dei principali fornitori.
Analizzando i dati di importazione, tre codici doganali spiccano per importanza:
842230 (macchine per il riempimento, la chiusura, l'etichettatura e l'incapsulamento): con un valore di oltre 80 milioni di euro nel 2022 e una crescita costante negli ultimi anni, questo codice rappresenta un segmento chiave del mercato.
842240 (macchine ed apparecchi per l'imballaggio, incluse quelle con film termoretraibile): questo settore ha registrato un'impennata del 65% nel 2022 rispetto al 2021, dimostrando un forte dinamismo e un'elevata richiesta da parte dell'industria messicana.
842220 (macchine per la pulizia e l'asciugatura di bottiglie e recipienti): questo codice completa il podio, evidenziando l'importanza di macchinari efficienti per la sanificazione nel settore alimentare e delle bevande.
Il mercato degli imballaggi in Cile e Messico offre alle imprese italiane un’ampia gamma di opportunità per esportare le loro tecnologie e soluzioni innovative. Le PMI italiane possono distinguersi per la loro expertise nella produzione di macchine di alta qualità e per la loro flessibilità nel rispondere alle esigenze specifiche dei clienti cileni e messicani.