Riserva di adeguamento alla Brexit: scopri di più!

28 Novembre 2022
brexit

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, ha prodotto importanti conseguenze sul mercato economico italiano.

Nell’accordo di cooperazione firmato a fine dicembre 2020 – The EU-UK Trade and Cooperation Agreement – sono state introdotte, a partire dal 1° gennaio 2021, una serie di barriere al commercio in relazione ai benefici forniti dal mercato unico. La Brexit, pertanto, sta rivoluzionando il commercio e l’Italia è tra i Paesi UE che più stanno subendo questo mutamento.

Infatti, da quando il Regno Unito ha lasciato il mercato unico dell’UE e l’unione doganale, le aziende hanno dovuto adattarsi a una serie di nuove misure che regolano il commercio transfrontaliero. L’impatto, inoltre, risulta essere più duro nei confronti delle piccole e medie imprese, le quali sono meno preparate ad affrontare questo genere di situazioni, a differenza delle multinazionali, le quali sono già strutturate per gestire le esportazioni fuori dai confini europei.

Nel Regolamento che istituisce la Riserva di adeguamento alla Brexit la Commissione europea all’articolo 5 ha suggerito una serie di misure che gli Stati Membri potrebbero applicare per contrastare le conseguenze negative della Brexit.

Si elencano di seguito le misure suggerite dalla Commissione Europea:

misure di sostegno alle imprese private e pubbliche, in particolare le PMI, ai lavoratori autonomi, alle comunità e alle organizzazioni locali che hanno subito ripercussioni negative a causa del recesso del Regno Unito dall’Unione;

misure di sostegno dei settori economici più duramente colpiti dal recesso del Regno Unito dall’Unione;

misure di sostegno alle imprese e alle comunità e organizzazioni regionali e locali, compresa la pesca costiera su piccola scala, dipendenti dalla pesca nelle acque del Regno Unito, nelle acque dei territori a statuto speciale o nelle acque soggette ad accordi di pesca con Stati costieri in cui le possibilità di pesca delle flotte dell’Unione sono state ridotte in seguito al recesso del Regno Unito dall’Unione;

misure di sostegno alla creazione e protezione di posti di lavoro, compresi posti di lavoro verdi, regimi di riduzione dell’orario lavorativo, riqualificazione professionale e formazione nei settori più duramente colpiti dal recesso del Regno Unito dall’Unione; 

misure volte a garantire il funzionamento dei controlli alle frontiere, doganali, sanitari e fitosanitari, di sicurezza e della pesca, nonché la riscossione delle imposte indirette, compresi il personale supplementare e la relativa formazione e le infrastrutture; 

misure volte ad agevolare regimi di certificazione e autorizzazione di prodotti, a fornire assistenza al fine di soddisfare i requisiti in materia di stabilimento, ad agevolare l’etichettatura e la marcatura, ad esempio in relazione alle norme di sicurezza, sanitarie e ambientali, e a fornire assistenza in materia di riconoscimento reciproco;

misure in materia di comunicazione, informazione e sensibilizzazione dei cittadini e delle imprese in merito alle modifiche dei loro diritti ed obblighi in conseguenza del recesso del Regno Unito dall’Unione;

misure volte a reintegrare i cittadini dell’Unione e le persone aventi il diritto di soggiornare nel territorio dell’Unione che hanno lasciato il Regno Unito a seguito del recesso del Regno Unito dall’Unione.

In questo contesto l’obiettivo del fondo è di mantenere la coesione economica, sociale e territoriale e fornire uno strumento di solidarietà per far fronte alla Brexit. L’importo assegnato all’Italia ammonta a circa 146 milioni di euro, dei quali sono stati già erogati due prime tranche per un totale di circa 80 milioni di euro, ed è gestito dall’agenzia per la coesione territoriale.

L’importo sarà un rimborso dei costi ammissibili sostenuti dalle imprese beneficiarie tra il 1° gennaio 2020 e il 31 dicembre 2023. L’agenzia per la coesione territoriale pubblicherà entro fine 2022 un avviso pubblico per l’erogazione di aiuti di stato alle imprese colpite dalla Brexit.